traduzione

Visualizzazione post con etichetta Kevin Bacon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Kevin Bacon. Mostra tutti i post

venerdì 9 dicembre 2011

Ostaggio per il demonio (1983)

Ciclo "Per non Dimenticare": Storie di Vita

Regia: William Hale
Kevin Bacon: Kenny Miller
Cloris Leachman: Joan Greenway
Andy Griffith: Guy Harris
“Ostaggio per il Demonio” è un film per la televisione ispirato dalla storia vera della possessione di un bambino da parte di un demone. Il fratello maggiore del bambino in questione si offrirà di essere impossessato al posto suo e quando ucciderà un uomo, andrà incontro ad un processo, durante il quale la “possessione” sarà utilizzata come argomentazione giuridica in favore del ragazzo.
Quest’ultimo dato è ciò che rende particolare la vicenda (e quindi il film), perchè è stata la prima volta che si è usato il termine “possessione” all’interno di un tribunale.
Probabilmente è anche l’unico dato positivo.
All’epoca il caso scatenò molto rumore mediatico, oggi è pressochè dimenticato, e così il film.
E non è un caso.
Siamo di fronte ad un’opera di bassa levatura, sullo schermo si susseguono dialoghi inutili, ed il tutto va avanti soltanto per l’originalità dell’idea che una entità demoniaca possa spostarsi a suo piacimento. Le interpretazioni non sono esaltanti e ritroviamo un ancora sconosciuto Kevin Bacon: unico per il quale il film è effettivamente terrificante, in quanto peccato originale nella sua carriera. Le scene leggermente degne di interesse pochissime, e per gran parte della vicenda regna la noia.
“Prevedibilità” è la parola chiave, e si accorda ottimamente con la monotonia delle inquadrature, la pessima fotografia che si concede qualche variazione in occasione del manifestarsi del male.
Vorremmo poter dire senza gloria nè infamia, ma l’infamia trabocca. Un film come questo si può magari guardare mentre si mangia, si discute a tavola, come sottofondo per il riposino pomeridiano. Ma dedicargli la propria completa attenzione è un imperdonabile errore.
VOTO 2/10
Pier Lorenzo Pisano
Marco Fiorillo

sabato 22 ottobre 2011

Super (2011)


Rainn Wilson: Frank D’Arbo/ Saetta Purpurea
Ellen Page: Libby/Saettina
Liv Tyler: Sarah
Kevin Bacon: Jacques
Nathan Fillion: The Holy Avenger
Michael Rooker: Abe
Sean Gunn: Toby
Regia: James Gunn
Sceneggiatura: James Gunn
Fotografia: Steve Gainer
Effetti Speciali: Ken Reid
Musiche: Tyler Bates
Scenografie: William Elliot, Dave Hagen
Costumi: Mary Matthews

Frank D’Arbo (Rainn Wilson), cuoco spento e demotivato, trova felicità solo nella vita coniugale con l’ex tossicodipendente Sarah (Liv Tyler). Quando, però, la donna decide di lasciarlo in favore dello spacciatore Jacques (Kevin Bacon), Frank vede il proprio fragile castello di certezze cadere miseramente. Stressato psicologicamente, si convince d’essere stato scelto dall’indice di Gesù Cristo in persona per diventare un supereroe. Assume così l’alter ego di “Saetta Purpurea” reinventando se stesso e dedicando la sua vita alla lotta contro il crimine. Al suo fianco la giovane sboccata e violenta Libby (Ellen Page), cassiera del negozio di fumetti di giorno, “Saettina” di notte al fianco dell’eroe. Insieme la coppia salverà più d’una vita, scoprendo le vere fattezze del coraggio.
Film low-budget dai tratti fumettistici, “Super” a primo impatto sembra un modaiolo prodotto cinematografico, ironico , violento, irriverente, eccessivo. Di sicuro sono caratteri che il regista e motore del progetto James Gunn non manca di inserire, tuttavia la pellicola impressiona per il tessuto implicito che le fa da sfondo. La disperazione al limite della depressione di Frank/Wilson, la violenza verbosa- fisica- sensuale di Libby/Page, la criminalità e i vizi di Sarah/Tyler e Jacques/Bacon come di tutti gli altri delinquenti puniti sul set, diventano le forme per esprimere una potente critica verso i falsi miti della società moderna, tanto radicati che anche gli eroi devono fare di quella stessa violenza e perversione un’arma per punire “i cattivi”. Quando Saetta Purpurea viene sconfitto da uno spacciatore qualunque armato del coperchio di un cassonetto usato come un non sospetto scudo (n.d.r. Si tratta dello scudo del supereroe Marvel Capitan America), è difficile distinguere l’eroe dal criminale. Questo perché, per Gunn il coraggio non risiede in una maschera o in super poteri bensì nello spirito di contrapposizione e nell’umano coraggio. “Tutto quello che ci vuole per essere un supereroe è scegliere di combattere il male”, ecco lo slogan del film pronunciato da Saetta Purpurea, interprete di uno spirito di rivalsa personale che fa da protagonista della pellicola come confermato dallo stesso regista: “Una persona deve ascoltare il proprio cuore e decidere cosa fare della propria vita. Non importa se puoi sembrare pazzo, se la gente ti reputa pazzo, uno “sbagliato”. Ti devi fare forza e andare dritto per la tua strada, parlando direttamente alla tua anima.”
“Super” riunisce la tanto acclamata squadra di “Juno”, composta dal trittico Gunn- Wilson- Page, cui si aggiungono Liv Tyler e Kevin Bacon, partecipi della buona qualità del girato. Ciò che sbalordisce è la rapidità di realizzazione relazionata al budget speso: un film dai bassissimi costi girato in soli 24 giorni. Eppure assistiamo ad ottime prove personali, su tutti Ellen Page non paga del successo raggiunto e sperimentatrice di un inedito approccio fisico, e ad una riuscita corale che lascia piacevolmente sorpresi. Che sia ancora possibile fare del buon Cinema rinunciando a carissimi effetti speciali e violando i moderni cliché?
7/10
Marco Fiorillo
Pier Lorenzo Pisano

venerdì 24 giugno 2011

X- men L’inizio (2011)


James Mc Avoy: Charles Xavier/ Professor X
Michael Fassbender: Erik Lehnsherr/ Magneto
Rose Byrne: Moira Mc Taggert
Jennifer Lawrence: Raven Darkholme/Mystica
January Jones: Emma Frost
Kevin Bacon: Sebastian Shaw
Nicholas Hoult: Hank Mc Coy/ Bestia
Jason Fleming: Azazel
Lucas Till: Alex Summers/ Havok
Edi Gathegi: Armando Munoz/ Darwin
Caleb Landry Jones: Sean Cassidy/ Banshee
Zoe Kravitz: Angel Salvadore
Don Creech: Agente Stryker
Oliver Platt: “Uomo in nero”
Rade Serbedzija: Gen. Russo
Ray Wise: Serg. Statunitense
Glenn Morshower: Col. Hendry
Michael Ironside: Cap. Statunitense
Hugh Jackman: James Logan Howlett/ Wolverine (cameo)
Rebecca Romisn: Mystica (cameo)
Regia: Matthew Vaughn
Soggetto: Bryan Singer, Sheldon Turner
Sceneggiatura: Ashley Miller, Zack Stentz, Jane Goldman, Matthew Vaughn
Fotografia: John Mathienson
Musiche: Henry Jackman

I Marvel Studios continuano a cavalcare l’onda del successo “eroico” che stanno riscuotendo, in un momento in cui gli eroi sembrano indispensabili e introvabili. Si aggiunge un capitolo ma non si arricchisce il panorama fin’ora costruito: si tratta, infatti, di un nostalgico tuffo nelle origini della comunità mutante.
Un giovanissimo Erik Lehnsherr (Michael Fassbender) , prigioniero di un campo di concentramento in piena Seconda Guerra Mondiale, fa esplodere la rabbia del suo potenziale mutante, quando Sebastian Shaw (Kevin Bacon), ancora nei panni di rappresentante del Reich, uccide la madre davanti ai suoi occhi. Un altrettanto giovane ma benestante Charles Xavier (James Mc Avoy) accoglie in casa una bambina “speciale” come lui: si tratta della muta- forma Raven (Jennifer Lawrence).Ritroviamo i bambini, Erik e Charles, cresciuti. Il primo ha covato per anni odio e rancore, ponendosi come unico obiettivo la vendetta. Il secondo si è trasferito in Inghilterra, dove ha conseguito brillantemente gli studi universitari ad Oxford. Proprio la tesi discussa in sede di laurea spinge l’agente della CIA Moira Mc Taggert (Rose Byrne) a cercarlo: la donna stava seguendo i movimenti del generale Hendry, fin quando quest’ultimo non si è introdotto nel Club Infernale, scomparendo “misteriosamente” insieme ad un insolito figuro, il tele- porta Azazel (Jason Fleming), davanti agli occhi di una donna dalla pelle di diamante, Emma Frost (January Jones),e di Sebastian Shaw, giovane come al cospetto del piccolo Erik. Per Moira credere ai propri occhi è impossibile e cerca delle risposte, rivolgendosi al neo professor Xavier, impaziente d’informare il Mondo delle capacità sue e di Raven, divenuta ormai una sorella. Le due strade che portano a Shaw, la vendetta di Erik e la collaborazione di Charles con la CIA, si uniranno per legare i due in una solida amicizia. Il percorso che seguiranno insieme, culminante nella nascita di una Scuola che accolga i mutanti, è diretta verso una nuova separazione, i cui esiti sono, ormai, storia.
Considerando il mal riuscito spin-off dedicato all’amatissimo Wolverine, siamo al quarto capitolo dell’epopea mutante. Dopo le due riuscite direzioni di Bryan Singer e la breve parentesi, piuttosto marginale nell’apporto contenutistico e nella qualità, di Brett Ratner, prende le redini del progetto Matthew Vaughn. Forte della costante presenza di Singer nelle nuove vesti di produttore, Vaughn fa mostra di talento e gusto, ridando respiro e grazia ad una serie che cominciava a sentire il passare degli anni. Gli strumenti del nuovo regista sono la “modaiola” ambientazione retrò, che permette,probabilmente più delle stesse scelte narrative, la vera immersione in un momento posteriore agli eventi narrati fin’ora, e l’ accurata caratterizzazione dei personaggi. Nonostante le contaminazione cinematografiche e fumettistiche, Vaughn riesce ad infondere viva linfa giovanile a figure storicamente “stabilite”, senza mai scadere nel banale o nell’eccesso. In questo caso, il merito va equamente condiviso con il cast, giovane e valente. Ottima la prova di Mc Avoy nei panni di un Charles sicuro e carismatico, così come non dispiacciono i vari Hoult/Bestia, Lawrence/Mystica, Till/Havok, Jones/Banshee Kravitz/Angel, interpreti di una mutazione giovane e fresca ben articolata tra scoperta infantile e accettazione “adolescenziale” della propria diversità. Meno brillanti le prove della guest star Kevin Bacon, cattivo per eccellenza ma poco cattivo in questo caso, e di Rose Byrne, contro le quali spicca il talento controllato di Michael Fassbender, capace di mantenere l’unità narrativa del girato, implicitamente incentrata sul suo personaggio. Giungono graditi i camei di Hugh Jackman, volto di Wolverine mutante artigliato dalla grandissima fama, e di Rebecca Romisn, interprete di Mystica nei film precedenti.
Note dolenti, l’eccessiva durata e, in particolare, le evidenti incongruenze continuative con gli episodi passati. Tra le più palesi, le varie trasformazioni di Bestia, i molteplici aspetti del Professor X e la “rinascita” di Sebastian Shaw nel secondo episodio della saga.
Se non si laurea a pieni voti, di certo, “X-Men L’inizio”, porta una ventata di curiosità e qualità che non dispiace affatto, cui si unisce una vena di nostalgico romanticismo che commercialmente funziona sempre molto bene.
VOTO 6/10
Marco Fiorillo
Pier Lorenzo Pisano